Le mancanze del femminismo bianco

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Il bisogno di intersezionalità è nato dalle colpe e dalle lacune del femminismo bianco, un movimento focalizzato sui bisogni e i diritti mancanti delle donne bianche che ha però escluso i problemi dati dalla razza e dal relativo razzismo. La costruzione e il bisogno di un movimento che fosse non solo antisessista, ma anche antirazzista, anticapitalista e anticlassista è divenuto necessario e vitale soprattutto a metà del Novecento, quando la voce delle persone nere iniziò a urlare così forte da far tremare le pareti di un intero sistema che per secoli aveva sfruttato milioni di persone facendo finta di niente, come se anni di violenza e sopraffazione non fossero mai esistiti. Le grandi nazioni civili e democratiche, le più ricche e potenti del mondo, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale e nel periodo storico ricostitutivo di tutti i pezzi dell’umanità distrutta, si sono sempre dimenticate di una parte della storia su cui però si basava la maggior parte del loro potere: lo schiavismo, il colonialismo e l’imperialismo.

Queste lacune storiche hanno portato alla formazione di movimenti anche sociali che però mancavano di informazione, di ascolto e di interesse verso una grande fetta della società stessa: la popolazione nera. Il femminismo bianco segue anch’esso questa corrente e, nella rivendicazione dei diritti basilari delle donne, ha continuato e continua ancora a oggi a dimenticare i problemi che la maggior parte di esse affronta, che sono non solo legati al genere e al sesso, ma anche alla razza e alla classe sociale (questi spesso, purtroppo, connessi tra loro), all’orientamento sessuale, alla condizione abile del loro corpo e della loro mente. Il mancato accesso all’istruzione, al trasporto, ai luoghi sociali e civili e a un certo tipo di lavoro venivano e continuano a non essere considerati nella narrazione più mainstream di un femminismo che rivendica il mancato accesso alle posizioni di potere prettamente maschili, ma dimentica che il potere è anche stato esclusivamente bianco: il messaggio che si dovrebbe far passare non è che ci dovrebbero essere più donne padrone, né più donne padrone nere, ma che non dovrebbero più esistere padron3, così da non esserci più schiav3. L’intersezione tra femminismo, antirazzismo e lotta sociale marxista venne infatti portata avanti da una figura che oggi possiamo definire miliare come Angela Davis, che sosteneva come il sessismo ha sempre avuto anche una componente razzista e da cui deriva la necessità dell’antisessismo di contenere per forza di cose l’antirazzismo (doveroso anche ricordare le sue dichiarazioni secondo cui le radici dell’omofobia si intrecciavano con il razzismo, il sessismo e lo sfruttamento economico). Il patriarcato è nato su enormi fondamenta composte da tutti i tipi di intolleranza verso chi è diverso dall’uomo bianco etero cis borghese, e la battaglia atta a distruggerlo deve comprendere ogni discriminazione, altrimenti non lo si vedrà mai crollare.

Il femminismo bianco è un movimento che essenzialmente spende le proprie energie per entrare nel sistema de3 potent3 e creare uno spazio padronale più inclusivo verso le donne: esso è costituito da tutt3 coloro che combattono per un salario equo senza pensare anche alla lotta per un’istruzione equa che aumenterebbe le possibilità di prendere uno stipendio dignitoso per tutt3; da coloro che combattono per l’aborto senza pensare al fatto che per secoli le donne nere hanno avuto un controllo serrato e obbligato sulle loro capacità riproduttive (fino agli anni ’70, la sterilizzazione obbligata era legale in 32 stati USA) e che, ancora oggi, vengono considerate poco capaci di prendere decisioni di tale importanza. Per questo la lotta all’aborto deve riconoscere i suoi privilegi: abortire è un diritto e si deve ovviamente combattere per la sua esistenza, ma nei paesi dove si può abortire più o meno in maniera libera esso è anche un privilegio. Il sistema sanitario della maggior parte dei paesi nel mondo è estremamente razzista e classista: se si vuole combattere per un aborto libero, si deve anche riconoscere che per alcune è stato ed è ancora un obbligo, e per altre risulta essere un beneficio di cui non possono godere. E mentre le donne bianche possono combattere e creare movimenti contro per esempio i reggiseni e la depilazione, spesso si dimenticano che la maggior parte delle donne nere deve pensare ancora a come sopravvivere alla nostra società, sperando di non essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato o di non incontrare il poliziotto con il grilletto facile. Esse vengono escluse dai vari benefici che l’essere bianca comporta: stare a casa e fare la casalinga, che è comunque una scelta privilegiata, frequentare un certo tipo di scuola e università, aspirare a diventare famosa, essere presa più sul serio. Se tutto ciò è già difficile per le donne, bisogna considerare che l’essere nere comporta ancora più difficoltà, poiché l’intreccio di razzismo e sessismo con anche altre realtà porta a una vita resa quasi invivibile dal pensiero normato della società.

Il femminismo è un movimento, un’ideologia e una pratica che aspira a stravolgere la normalità, le abitudini, il pensiero millenario della società, e non può permettersi di lottare per entrare nel sistema oppressivo. Non si può pretendere di allargare il tavolo delle decisioni per poi continuare ad affossare le persone perché si ha il potere di farlo, ma si deve puntare alla sovversione, alla rivoluzione e, soprattutto, all’inclusione.

Beatrice

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